23/7. Al mattino ci sveglia il nostro vicino di barca all'ormeggio: l'ancora gli ha spedato e si è disposto suo malgrado all'inglese. Il motivo è presto detto: almeno due temporali sono nelle nostre immediate vicinanze, i groppi sono forti ma non violenti.
L'equipaggio della Blue Bone ne approfitta per fare una passeggiata per i tanti sentieri che attraversano l'isola, senza sole e con tanto fresco.
"La passeggiata è bella anche se un pò faticosa. Ci inoltriamo attraverso il secondo sentiero dopo il curvone alla fine del villaggio di Amos. Dopo esserci fatti strada tra ebra e rovi dai mille odori, la stradina si inerpica tra boschi di cipressi e felci.
Alla casa di pietra c'è un bivio e noi prendiamo a sinistra. Dopo aver superato due ponticelli sbuchiamo su una strada sterrata, la prendiamo a sinistra per pochi metri e poi ritroviamo di fronte a noi il sentiero. I boschi adesso sono di ulivi terrazzati.
Arriviamo su una strada bianca con una croce, svoltiamo a sinistra e subito dopo ci sono due sentieri; imbocchiamo quello che sale per un altro chilometro. Ormai il cielo si è aperto e il sole ci fa sudare, ma camminare nel bosco pieno di erbe aromatiche e fiori è bellissimo. Intravediamo la chiesetta di Agios Georgeos e qui il sentiero finisce sulla strada. Proseguiamo per 800 metri e arriviamo al villaggio di Xoriò con casine di pietra e calce bianca e le persiane celesti. Qui l'esistenza ci fa due regali: un furgone che ha accompagnato su due signori di Atene che ci può riportare giù al porto ed un'anziana signora vestita di nero che ci regala una bottiglia di acqua fresca e delle caramelle gelatinose.
La vista dalla chiesa è strepitosa: si vedono merlera, matraki, Corfù e la baia di Fiki. Poi prendiamo un altro sentiero che sbuca su un panorama mozzafiato: uno strapiombo di roccia e foresta sul mare turchese in una baia divisa in due da un istmo di sabbia.
Il vento soffia dai quadranti sud e al posto di calipso ci avventuriamo tra le secche di Fiki, la stessa che abbiamo visto dall'alto. Un bagno fresco è quello che ci vuole anche se i graffi fatti dai rovi ci bruciano un pò.
Apriamo le vele verso Merlera, giusto il tempo di un bagno alla traina, ma poi arriviamo sull'isola a motore.
La dolce e morbida Erikousa ci dona, come sempre, un rosso tramonto sulla scogliera piena di timo fiorito e profumato.Poverino ci guardava negli occhi e sembrava implorarci di non ucciderlo. Io e Alfredo ci siamo ripromessi che questo è l'ultimo che sacrifichiamo al nostro palato. Sono esseri troppo simpatici ed intelligenti.
26/7 Dopo una pausa cittadina a Corfù con le sue viuzze veneziane sgarruppate, coi panni stesi in ordine decrescente, ci godiamo la tranquillità del porticciolo costruito dentro la fortezza veneziana.
A Ftelias, mentre io e marisa facciamo il giro dell'isola a nuoto varcando il confine albanese, Alfedo e Paolo raccolgono una caterva di ricci e Stefania cozze patelle. E anche oggi ci nutriamo di mare.
A Sivota ci facciamo un'ultima lunga nuotata chi meditando chi fotografando chi salendo per errore su'altra barca e poi a vele spiegate arriviamo alla meta dove saluteremo questo equipaggio dolce tranquillo e premuroso.
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