domenica 15 marzo 2020

La distrazione nascosta

Il vento forte è arrivato di notte senza preavviso, come un Re che rientra dalla guerra nel suo castello, con cavalleria al seguito, sapendo che  tutti, per editto, devono  essere pronti al suo ingresso in qualsiasi momento avvenga.
In pochi secondi, io, il Conte e il Capitano, armati di cerata, giubbotto autogonfiabile e cintura di sicurezza, ci ritroviamo al proprio posto di combattimento: io al timone e alle scotte dello yankee, e loro sul ponte per disarcionare il tangone imbizzarrito.
Arriva subito anche Adriano, ma lui è anarchico e insubordinato. Vorrebbe raggiungere gli altri sul ponte a piedi scalzi, senza cintura, né giubbotto, ma viene bloccato dall'urlo del Comandante.
Come tutti gli anarchici, ha la testa dura e non ritorna in pozzetto, come gli è stato chiesto,  ma se ne sta lì seduto a mezza nave, con l'aria a metà tra lo stralunato e l'offeso, finché non gli chiedo  per favore un aiuto a cazzare una scotta.
Siamo decisamente troppo invelati per sostenere il vento e così il Conte e il Capitano, armano Gyziana con la sola tormentina e spengono definitivamente il timone automatico, che da solo non ce la fa a sostenere la spinta delle onde sempre più alte.

Iniziano le notti insonni soprattutto per Alfredo che soffre come se a sbattere fosse la sua testa contro un muro e non la vela della barca a causa delle nostre distoniche manovre al timone.
Non so per quale strano caso del destino, quella che doma più agevolmente la ruota del timone sono io. 
Emilio - che poi diventerà il migliore - se la cava, ma per ora ragiona troppo e basa le sue correzioni sul senso della vista, che di notte viene quasi completamente meno.
Adriano, invece, ha la mano molto pesante, essendo abituato al timone a barra della sua barca e ai volanti dei Tir, che pilotava in Islanda.
Il nostro  Capitano, ormai senza sonno da due giorni, privato persino del riposino pomeridiano, mi chiede disperato di aiutarlo e di provare a insegnare ad Adriano il mio modo di timonare.
Ma come faccio a insegnare questa cosa ad un navigatore esperto e un po' permaloso, che ha già attraversato l'Oceano, soprattutto considerando che nemmeno io la comprendo fino in fondo, facendola per lo più d'istinto!?!
Ma come fare a dire di no al Comandante in difficoltà? 
Così inizio ad osservarmi.
Per prima cosa mi accorgo che non guardo le onde, anche perché mi fanno paura. 
Guardo invece un punto fisso davanti: il sole, una stella, lo spicchio di luna o, se proprio va male, l'ago rosso della bussola magnetica.
L'onda che sopraggiunge ora da poppa, ora dal giardinetto, anche se non la vedo, non mi sorprende, perché sento, sulla ruota, l'anticipo dello scossone che darà al timone e lo riesco a correggere quando ancora è semplice farlo, giusto un attimo prima che diventi troppo duro.
Anche il rollio della barca mi aiuta, in quanto è armonico rispetto al timone, come una danza: quando la barca si piega a destra io fletto il ginocchio sinistro e spingo automaticamente  il timone nello stesso verso e viceversa, quando il moto oscillatorio è dall'altra parte, sempre con movimenti leggeri, continui e sincronici.
Però ci sono gli errori. 
A volte questo flusso naturale non funziona e me ne vado al vento o troppo vicino alla stramba; in ogni caso faccio sbattere le vele.
Eppure non è l'onda del mare che mi sorprende! 
Allora cos'è?
Continuo ad osservare e alla fine riesco a stanare il motivo: è la distrazione nascosta.
Proprio perché i movimenti sono automatici, come un'abitudine, la mente è libera di andarsene a briglia sciolta sulla corrente di pensieri che arrivano e se ne vanno, generalmente senza dare problemi.
Ma qualcuno di questi di tanto in tanto, mi aggancia e mi trascina. Questo è il punto di distrazione: l'onda mentale che mi porta all'orza o alla stramba e che non mi fa più essere padrona della rotta.
I pensieri in sé sono come le onde del mare arrivano e se ne vanno in modo naturale verso l'orizzonte liberi, vuoti, né buoni né cattivi. Alcuni però catturano l'attenzione, creano mondi che non esistono, mi coinvolgono in una preoccupazione oppure in un ricordo.
Per non fare errori, quindi, basta  liberarli subito, riconoscendone la natura di onda, che così come viene se ne va.
Ed in effetti funziona! Se sono presente a me stessa e con la mente rilassata, la barca tiene rotta, con facilità.
L'ho spiegato più o meno così ai miei compagni di viaggio, che mi hanno guardato un po' straniti e anche un po' dall'alto in basso. 
Credo che  abbiano preso in considerazione solo  l'analogia con la danza, per il resto strabuzzavano gli occhi.
Tuttavia da quel pomeriggio, senza un motivo dichiarato, o forse perché ciascuno poi durante il suo turno ha trovato il proprio punto di non distrazione, il Capitano è tornato a dormire e fare sogni tranquilli e noi tutti siamo riusciti finalmente a tenere rotta che è una bellezza.
E per  fortuna che ci siamo allenati così per un mese intero di traversata atlantica, perché ora che siamo arrivati dall'altra parte dell'Oceano, questo esercizio ci torna utile e possiamo ripeterlo costantemente per non farci affondare da onde ben più alte e pericolose, che dalla Cina all'Italia si stanno frangendo rovinosamente su tutte le terre emerse del pianeta.
A tutti i naviganti: puntate una stella e con concentrazione tenete rotta senza farvi catturare dalle onde ma lasciatele fluire libere verso l'orizzonte!

19 commenti:

  1. Si capisco, succede così anche a me quando suono, a volte , mentre la mente e le dita sono un tutt'uno , scattano degli automatismi che permettono al cervello di continuare a suonare mentre in realtà mi accorgo che sto pensando ad altro...quindi l'istinto che ti fa portare la barca è quello che ti rilassa e ti permette di far divagare la mente...poi però arriva lo scossone e ti riporta nella battaglia...buona veleggiata :-)

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    1. Ciao Enrico, il tuo violoncello ha sempre improvvisato delle veleggiate musicali bellissime! Musica e vela si sposano

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  2. 👏👏👏👏👏👏👏👏

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    1. Gianleo mancherà il racconto sul sestante! Ma si farebbe in tempo ancora a rimediare!

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  3. Io l'ho capito benissimo. Timonare tra onde e venti importanti non ammette distrazioni. Come in una estenuante danza di cui non sai quando finirà la musica. 😉 Bravi tutti. Meno l'anarchico.

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    1. Ciao Paolo, ne hai fatte anche tu di miglia con noi!

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  4. Si Valentina, quando nuoto in piscina mi capita che perdo il ritmo dissociato di braccia e gambe quando i pensieri sono ingombranti e smetto di ascoltare il ritmo con le orecchie e il respiro con la pancia, guardare con gli occhi le piastrelline...ma nell'oceano non si ha più paura ?

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    1. La cosa bella dell’oceano è che non hai tempo e spazio per indugiare nella paura! Devi per forza baciare la strega

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  5. Non sono esperto ma è stato bello leggerlo. Sempre lider Valentina

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  6. Caro Alfredo mi sarebbe tanto piaciuto essere lì con voi Spero di vederti presto per poterti chiedere qualche Altra emozione come quella letta

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  7. La Cina è lontana dall'occidente e così in fetch ha montato in maniera incredibile.
    Ogni nazione si difende a modo suo da questa onda travolgente, ma noi siamo paralizzati.
    È vero Valentina! Dobbiamo avere in questo momento I punti di riferimento e chi ha esperienza di navigazione sa che, dopo I momenti di difficoltâ e sofferenza arriva probabilmente una rada, un porto, una situazione che ti ripaga la fatica affrontata
    Grazie Alfredo, grazie Valentina
    Carlo

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    1. Si Carlo è così. Per questo dobbiamo darci i turni al timone e tenere la rotta, e possibilmente indossare i giubbotti (o mascherine)

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  8. Valentina cara, grazie di questa importante condivisione di metodo su come mantenere la rotta in tempesta. Anche se non sono in mezzo al mare, è proprio così che mi sento, in balìa delle onde, che per me sono i pensieri, più o meno pessimistici, che si susseguono in questo periodo. Perciò mi pare meravigliosamente umano che tu, a un’altra latitudine, possa aver sentito così chiaramente lo stato d’animo allarmato di noi che qui attraversiamo una tempesta invisibile, e ti ringrazio per averci fornito dei consigli utili di cui faccio tesoro:
    Tenere l’attenzione su un obiettivo “alto” e seguire la danza senza opporre resistenza, ma rimanendo comunque presenti e saldi a se stessi. Ti/vi voglio bene. Barbara Abbruzzese

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  9. ...ognuno ha il suo modo di Navigare, Tu hai scelto quello giusto.
    Bravi Tutti
    Antonio Destino

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  10. Danzare sui pensieri che vanno e vengono, mantenendo fermo l'obiettivo:uscire dal caos

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