mercoledì 10 settembre 2014

Il Racconto di Massimo del suo viaggio su Blue Bone



Mi ritrovai, a quell'ora della notte, felicemente solo con me stesso. Solo il silenzio regnava sovrano tra le poche luci ancora accese di qualche casetta intorno al porto. Il vento era scomparso del tutto. Non il rumore di una cima, ne lo stridio di una qualche ferraglia a sbattere sugli alberi maestri delle altre vele ormeggiate al molo di fronte a noi. Versai ancora gin nel mio bicchiere arancio senza etichetta, da non confondersi con quello identico ma con etichetta celeste nel quale beveva il capitano, che a quell'ora della notte dormiva, dormiva già da un pezzo, disteso sul più alto dei due letti a castello della più piccola cabina della Blue BONE. Quella mattina avevamo lasciato la baietta di ATOKO e la sua vegetazione lussureggiante di pini, cipressi, carrubi, oleastri e mirti, che disegnavano un gigantesco tappeto sui toni del verde adagiato su un sottobosco di pietre bianche e terra rossa in cui lepri, conigli e capre, parevano essere gli unici abitanti di quel regno fatato che spuntava leggero dal mare. La chiesetta prossima alla riva della piccola baia di ciottoli bianchi conferiva all 'isoletta un che di misterioso, a tratti magico, con le sue pareti interne spoglie, con poche icone lignee decorate sui toni del rosso e dell' oro. 

Partimmo dopo una ricca colazione dopo il bagno mattutino. La baia di castos sulla rotta per MITIKA, fu molto generosa con noi quella mattina. Mi pare di sentirlo ancora il profumo di quei ricci che tanto apprezzammo tutti. E con questi pensieri buttai giù un sorso di gin tonic, e poi un altro ancora, da quel bicchere di plastica arancio, senza etichetta. Seduta sul fianco destro della prua a dare le spalle al molo, la testa raccolta sulle ginocchia rannicchiate al petto, coi suoi lunghissimi capelli di velluto neri, che le sfioravano le punte dei piedi, Gabriella cercava di ritrovarsi. Eravamo persi lei dentro lo Tziporo ed io nell'Ouzo, prima, e poi nel Gin, tanqueray, per la precisione. Pensai che quel silenzio e quella pace erano il vivaio al quale avevamo affidato il seme preziosissimo della nostra amicizia. Ripensandoci , avverto ancora la sacralità di quel momento, e il ricordo è ancora vivo, l'ombra del suo profilo, il profumo dell'aria marina, e il calore di quel bacio sulla guancia che volle regalarmi d'improvviso e che mi sorprese facendomi sentire prezioso, speciale, mentre galleggiavo su quel mare immobile e mi pareva di essere sospeso dentro una nuvola di pace tanto ero pervaso da un senso di leggerezza in cui aria, acqua, terra e fuoco si fondevano in un elemento unico e indefinibile che chiamerei magia. 

Bevvi ancora un sorso di gin tonic e pensai a Valentina, anche lei dormiva già da un pezzo, rannicchiata sul divano di sinistra, in dinette. Valentina, la quinta essenza del viaggio di scoperta, l'anello di congiunzione tra sacro e profano. Donna, a tratti Dea, a volte strega. Dormiva col suo libro tra le mani, sotto l'angolo del book crossing tra decine di libri lasciati in barca da precedenti equipaggi, libri le cui pagine profumavano di viaggi per mare, trasudavano ricordi, e mi piaceva pensare che fossero adesso lì dopo tanto girovagare, per me, nella baia di Mitika in quella notte senza luna e senza vento in quel non luogo chiamato Blue Bone. Bevvi ancora un sorso di quel gin tonic senza ghiaccio che in cuor mio speravo non finisse mai.
Da uno dei boccaporti semiaperto del pozzetto di poppa la voce di Antonella sussurrava qualcosa all'orecchio di marco. Forse lo invitava a disporsi su di un fianco, certamente disturbata dal concerto di tamburi che Marco proponeva anche a me quella notte, con il suo russore forte, deciso, cadenzato. 


Non potei fare a meno di pensare a mia madre, a quante notti insonni in più di mezzo secolo di matrimonio con mio padre, il cui russare non temeva le spesse pareti, ne i lunghi corridoi e le porte chiuse della nostra grande casa nel nostro piccolo paese. Sperai che quel loro viaggio di nozze durasse per sempre. La brezza marina si faceva sentire, presi il primo telo di spugna che trovai e mi ci avvolsi le gambe. Riuscii a riconoscerlo dalle stelle marine e dai coralli stampati su di esso come il telo mare di Giuliana. Era una ragazza gentile e ben educata Giuliana, a tratti molto solare a tratti cupa, decisa e determinata sempre nel difendere le sue posizioni. Impenetrabile ma con garbo... sempre! Guardai l'orologio quando senti che un leggero venticello iniziava a soffiare, così come ci aveva preannunciato il capitano. "adesso cala" disse all'ora del tramonto, "ma verso le tre, domattina, si alza un po. Ma poco. " Erano le tre e non me ne stupii, bevvi l'ultimo sorso di gin tonic, appoggiai il bicchiere vuoto sul tavolo e mi ritirai nella cabina di prua dove dormivo con clemente che dormiva beatamente. 


Non amo scrivere di lui, ma so per certo che la nostra amicizia è stata per me la prova di come la vita possa avere senso. Chiusi gli occhi su quella notte che stava finendo, di li a poco il sole avrebbe ripreso ad illuminare il nostro viaggio e quel "greco mar da cui vergine nacque venere" sarebbe ancora apparso come realmente è... INFINITO!
di Massimo Cagnazzo


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