domenica 3 gennaio 2016

21-30 agosto 2015 Sushi ghiacciato a colazione!

La città delle Gomenize ti trattiene coi suoi tentacoli di uva sultanina, pistacchi, caramelle allo zenzero ed esotici tappeti rossi.
La terra coi suoi pensieri, la WI-FI e i microfoni verdi è una ragnatela che t'intrappola, ma alla fine ce la fai, spezzi quei fili, molli gli ormeggi e apri le vele.

Sei partito, ti dici, il cervello non ha più sezioni colorate ma è un cielo terso su cui scorrono nuvole veloci.

Ma la terra non vuole lasciarti andare.....non sai perché ma devi lottare per guadagnarti quella veleggiata col vento in poppa, quel bagno nell'acqua verde, quel cavalcare le onde che stavi sognando.

Una botta, forse è uno scoglio, la pelle si accappona, i pori si stringono fino a farti male; pensi ad una falla nella tua barca. Un papuzzi piange: la sua misera barchetta di legno insesorabilmente legata alla tua; il pescatore corre con te a vele spiegate. Si duole, piange ancora, forse vuole partire con te, si domanda la tua parte innocente.

NO. Lui è della terra. Tu sei del mare. Due destini ingiustamente legati, intrecciati dalla cime dell'ancora.

Salti in corsa sulla barchetta, molli la randa, laschi il fiocco, riduci la velocità ma non puoi fermarti. Timoni al millimetro, passi un'altra cima, eviti altri urti e alla fine liberi quell'uomo.

Ma lui ti rimane avvinghiato addosso, incarna quei pensieri, la Wi-Fi, i microfoni verdi....fili di ragno, tentacoli di piovra: la TERRA!

D'accordo! Ormeggi, ma a debita distanza. Scendi e contratti con Lei.

E' un'ingistizia, ma alla fine paghi, la compri la tua libertà. E' stata comunque una bella giornata......soprattutto una lunga giornata!

E alla via così, vento forte in fil di ruota, attento alla stramba e ai cavalloni, che scuotono la tua vela per tre ore di voli, fino al fetch di acqua chiara lì dove giganti di roccia ti scrutano dietro proboscidi, ali spiegate e ventagli da strega.

Al di là degli esseri millenari, ti attende una via nei boschi, poi tra campi irrigari e paludi, fino al tramonto greco nella terra di nessuno, nel mondo preistorico di Lakis.

La sua Kantina è chiusa, ma alla fine ceni con lui al buoio, mentre una chitarra suona lontano e il primo spicchio di luna fa un incantesimo speciale.

Adesso che la libertà è tua, t'addentri anche nel regno dei morti tra mangrovie, testuggini di acqua dolce, aironi cinerini e martin pescatori.

Poi prora a ponente e assaggi la brezza di una bolina stretta, fendi le onde, ti pieghi e senti di cavalcare esseri vivi, potenti come il vento e il mare. E quel papuzzi e la sua terra appartengono a tempi lontani.


Le acque si calmano e il tuo viaggiare procede come su un lago verde, le vele si gonfiano appena e questo avanzare piano e silenzioso, dilata il tempo: quello degli aperitivi di patelle, delle coppe piene di ricci, del polipo che si moltiplica arrotolato e steso tra riso e alghe giapponesi.

La luna rossa ascolta le tue domande, capta i segreti del tuo animo e si rispecchia, riflettendoti in disegni circolari.

Il sole tramonta tuffandosi in mare, mentre i samurai del lontano oriente si sfidano con le loro fragili spade di giunco.

La luna manda i suoi baci, mentre tu t'arrampichi a raccogliere fichi e poi sorge di nuovo sorridente e soddisfatta scrutando da lontano il tuo difficile ormeggio.

S'avvicina il giorno del ritorno, scruti il cielo e interroghi i pescatori, per evitare le burrasche in mare aperto. Come i veri
marinai temporeggi nella terra di confine, aspettando il momento giusto per traversare. Ti accolgono montagne bianche franate in acque straordinariamente azzurre, che vorresti bere per portarle via con te, piene di tutto il tuo peregrinare per mari.

E domani:  SUSHI GHIACCIATO A COLAZIONE!

valentina (20-30 agosto 2016 con alfredo, roberto, olimpia, carlo, dorella e gabriella)

sabato 2 gennaio 2016

10 - 18 agosto 2015 Ricci Whisky e Rock'n Roll


Complice un vento insolito di libeccio, puoi placare le tue piccole snervature  in un angolo verde di stelle marine, carpe e pesci rossi.

Questo sconosciuto scoglio di macchia è prodigo di ricci e roboante di cicale.

Tu non puoi fare altro che aprire i sensi e goderne. Il mare dimostra di saperti nutrire e sostenere.
Ma appartieni a quel genere che erge montagne coi suoi escrementi di plastica e appena toccata la città accantoni la natura cacciatrice e carichi un cargo alimentare già imbustato.

L'occasione però è propizia per cogliere la frescura dei vicoli e osservare fugacemente balconi, cortili, piccole case e ingarbugliate viuzze. Il tempo giusto per fuggire un altro temporale.

E ne trovi venti da Sud carichi di nubi e saette verticali. la Dea bendata, però, riserva per te il sole e altre rade selvagge con guardiani cornuti dagli occhi gialli...e ricci, ricci e ancora ricci sempre più facili da raccogliere sempre più pieni di arancione.


Un piccolo peschereccio rosso si ormeggia accanto alla tua vela e tre uomini arrostiscono il pollo, pasteggiano con lo tsipuro e si preparano a partire a pesca di tonni, che non ti venderanno mai.

Anche se ami le rade, le piccole spiagge di sassi incastrate tra la
macchia e il mare, di tanto in tanto ti ricordi che è bello osservare visi rugosi, anziane signore che portano il lutto, messe cantate e suggestive processioni.

E così scopri il mezedes sotto il pioppo e il pesce sul balcone nel mare, balli smelensa musica greca durante la Panagia insieme a greci  ubriachi di whisky e donne acconciate di biondo platino.

E' subito via a vele spiegate cavalcando onde che ogni tanto ti schiaffeggiano, di bolina, cercando un'ultima rada, un ultimo lido per salutare un pezzo di equipaggio che continua in altre acque la sua avventura.

valentina (10-18 agosto 2015 con alfredo, giulia, annarita, emanuele, lucia, laura, pietro ed aldo)

mercoledì 30 dicembre 2015

2 - 10 agosto 2015 La danza della farfalla color del vino

Ci sono anni in cui la terra ti prende e trattiene.....

...ma quando sei già andato per mare, c'è un istante in cui, come un vecchio marinaio, senza salutare t'imbarchi su un cargo arrugginito e rimani sospeso tra l'acqua e le stelle.

Bolinano i pensieri come nuvole al vento e le pupille si dilatano per ospitare pesci azzurri, delfini e maestose balene.
Come il Gigante degli abissi anche tu scompari nelle acque calde e scure.
Tra versi di gabbiani e stridii di pipistrelli, con altre ninfe del mare, riemergi dalle acque notturne e chiare di luna su ciottoli bianchi come spuma di mare.

La terra puzza di fogna e spazzatura, la gente si arrabatta come può rubando, boicottando avvelenando.....
Ma chi è puro sogna il Mare, torna al Mare, vola sul Mare con occhi gonfi di vento.

E tu vela bianca continui la tua andatura d'improbabile farfalla conquistando acqua ad un grande gennaker, mentre sul mare d'Omero, color del vino, un Sole africano chiude le palpebre.

Ed è nuovamente nera l'acqua, sei nudo ed iridescente di plancton. Non v'è Luna né luci di città, ma solo l'arco delle Galassie.
Poi un piccolo approdo, il suono della tromba ed una Donna Farfalla che volteggia sospesa, su vele acrobatiche, all'albero della sua Nave.

Sono Onde trasparenti o mani di donna quelle che ti accarezzano?
Forse è la Dea dagli occhi lucenti, Falena rosa danzante, che protegge il Cuore della prua e t'induce il dolce sonno.

Il nettare primitivo riscalda ancora, Coehen ti conduce lì dove stelle cadenti suggellano oracoli.

Di bolina è passato questo tempo.

valentina (1-10 agosto 2015 con alfredo, giulia, annarita, emanuele, antonio, attilio, chiara-mariangela, lucia)

venerdì 6 novembre 2015

Carissimi amanti della vela,
 
l’associazione sportiva Sogno Blu anche quest'anno sta per avviare un corso di 
vela utile per imparare a governare un’imbarcazione a vela, gestire una 
crociera e per prepararsi all’esame della patente nautica entro le 12 miglia 
dalla costa.
 
IL PROGRAMMA
 
Il corso comprenderà 10 lezioni pratico-teoriche.
 
Il programma comprende: 
 
1.     nomenclatura delle principali parti di una imbarcazione, principi e 
dinamica della navigazione a vela
2.     regole per prevenire gli abbordi a mare
3.     armo e regolazione delle vele
4.     navigazione: le  diverse andature a vela
5.     principali manovre a vela: virata, abbattuta di poppa, recupero di uomo 
a mare, manovre per prevenire gli abbordi in mare
6.     ancoraggio
7.     il motore, funzionamento e manutenzione ordinaria, dotazioni di 
sicurezza e loro utilizzo
8.     utilizzo degli strumenti di bordo, comunicare un’emergenza
9.     la rosa dei venti e i principi fondamentali di meteorologia e lettura 
dei  principali siti internet  di previsione meteorologica
10.           le regole del galateo del mare: rispetto dell’ambiente, i 
rifiuti, il risparmio di acqua ed energia, convivenza a bordo, giornale di 
bordo
 
Durante le uscite saranno insegnati i principali nodi marinareschi.  
 
E’ necessario un abbigliamento comodo, scarpe da vela, cerata e guanti da 
vela.
 
DATE
 
Il corso inizia  sabato 7 novembre 2015 ad Otranto e proseguirà ogni sabato 
dalle ore 9,00 alle ore 13,00 salvo imprevisti che verranno comunicati per 
tempo.
 
L’ imbarcazione a disposizione dell’associazione, a brdo della quale si terrà 
il corso, è uno Jeanneau  Sun Odyssey del 2012 di 13,20 metri che molti di voi 
già conoscono.
 
Per quanto riguarda le uscite in mare saranno effettuate solo se le condizioni 
meteo marine lo permetteranno e saranno recuperate in seguito.
 
Il corso è riservato solo ai soci è pertanto necessario iscriversi all’
associazione.
 
QUOTA
 
La quota di partecipazione, comprensiva di tessera associativa e copertura 
assicurativa, è di euro 400,00 che potrà essere pagata fino al momento dell’
iscrizione. L’associazione rilascerà regolare ricevuta.

 
Per maggiori info
www.sognoblu.eu
3386698980
 
Buon vento
Sogno Blu ASD

lunedì 22 giugno 2015

Incontri con la natura

19 Giugno 2015,
 con Elisa, Alessia, Sara, Lanfranco, Giorgio e Giovanni
Da Kerkira a Othonoi, la selvaggia isola delle diapontine, madre natura decide di regalarci attimi di emozione, immortalati grazie a Giovanni e alla sua inseparabile GO PRO, mi corregga lui se non si scrice cosi!  :)
il pesce luna o pesce MOLA , fa impressione a vederlo spuntare sulla superficie dell' acqua ma è un pacifico pescione  che si nutre di piccoli animali e plancton ; bisogna essere fortunati ad incontrarne uno  e noi lo siamo stati. Grazie.

lunedì 27 ottobre 2014

A ritroso nello spazio e nel tempo

 25/10/2014

Regalo grande oggi, vedere scorrere sotto di me tutti i luoghi che ho visitato a partire dal 22 Luglio di quest' anno ma visti a ritroso. Prima ho riconosciuto il Mani, il secondo dito del Peloponneso, poi il primo, la costa, pochi secondi dopo una distesa grandissima di case che si affacciano sul mare e un ponte di ferro che collega due sponde: Patrasso! Più in la il golfo di Corinto.
Il cielo, molto nuvoloso, comunque mi permette di scorgere gran parte della costa. Zante non la vedo perché nascosta sotto l’ ala sinistra. Neanche un minuto dopo le sagome di Itaca e Cefalonia! Con porto Vathi come una ferita profonda inferta nel mezzo della selvaggia isola e con un piccolissimo guizzo degli occhi : Sami a Cefalonia. E’ sorprendente vedere tutto cio’ e saper riconoscere subito i luoghi come se fosse la cosa più naturale del mondo. Si vedono con precisione i due porticcioli e poi nello stesso golfo Santa Eufemia vicino alle
grotte di Melissani. Navajio, finalmente, perché non ci sono mai stato. In lontananza sulla destra tutto l’ arcipelago di Lefkas che tanti ancoraggi e tanti barbecue ha visto anche quest’ anno a bordo di Blue Bone. Poi sempre verso destra, la costa lungo Preveza, riconoscibilissima per la pista dell’ aereoporto ed il grande golfo omonimo, la direzione dell’ aereo è NW , verso maestrale, la città maestra. In questo momento dovrei essere su Paxos e poi Corfu’ che purtroppo non vedo.
Il mitico canale d’Otranto! Senza l ‘affanno di dover calare e soprattutto cercare di pescare qualcosa, sono troppo alto! 3 mesi per arrivare fino a Creta, bellissima isola e un’ ora per tornare in aereo; anche se la sensazione che mi ha suscitato era un po’ frenetica ho goduto ogni attimo ed ogni momento vissuto laggiù in quei piccolissimi porticcioli, rade, baie approdi e spiagge mano a mano che scorrevano sotto di me. E penso anche a tutti gli equipaggi che la Blue Bone ha ospitato in questo lunghissimo 2014. Ad ogni porto o isola corrispondono bellissimi momenti, risate,urla,bagni,
scorpacciate e mancate pescate trascorsi insieme. Certo collocare persone giuste ai luoghi appropriati è però cosa che mi risulta difficile considerata la mia memoria più emozionale che selettiva e dettagliata. L’ aereo sta già atterrando e presto rivedrò sulla terraferma tutti o quasi i protagonisti di questa splendida estate.

Alfredo

martedì 16 settembre 2014

Da Itaka a Creta: il vero viaggio di esplorazione.

26/8 Dopo tre ore di ritardo, si vede spuntare all’orizzonte la balena metallica che ci porta Monica. Gli indiani d’America suonano già nello stereo per lei.
“Vale, sentiti!” mi dice questo cielo stellato di Filiadro (Itaka).
“Sento quanto sto bene”.
Cade una stella cadente e raggiungo dopo giorni e giorni Alfredo nella cabina di prua!!!
27/8  Scendiamo a remi nella spiaggia di Filiadro dove c’è un lido d’altri tempi: pochi ombrelloni bianchi, acqua trasparente e un piccolo bar coi suoi tavolini di legno sotto il bosco di ulivi echeggiante di cicale.
Qui prendiamo la decisione di aspettare il vento e navigare verso sud. Da quest’istante inizia il viaggio nel vero senso del termine, l’esplorazione di posti nuovi.
Monica è sul nostro stesso canale percettivo del mare e della vela: è un’ottima compagna d’avventura.
Il vento, però, non monta e ci spostiamo solo di baia: Pigadi è un paradiso terrestre, un’ampia baia ridossata dal vento, con al centro un isolotto. Noi ancoriamo nel punto più stretto tra l’isola e la terra ferma, con cime a terra, in uno specchio di acqua verde trasparente.
Quando un filo di vento monta, lo sfruttiamo per andare nel porto di Sami, qui abbiamo un incontro fortuito e fortunato con la “Victory” di Ennio, il navigatore veneziano in possesso di tutte le carte nautiche dell’Egeo. Speriamo che il paesino sia fornito di fotocopiatrice di A1.
Grandioso ce l’ha!

Giovedì 28 agosto 2014 ore 13:53. 

Monta la tramontana e noi iniziamo la nostra esplorazione del Sud della Grecia, fino a Creta.
Non ho fatto nemmeno in tempo a scriverlo che il vento ha mollato, regalandoci, però, una delle più belle baie viste finora, poco più a Nord di Poros. L’acqua è celeste caraibica, la spiaggia grande e bianca e ci siamo solo noi.
Un po’ a vela un po’ a motore arriviamo a Sud di Cefalonia a Kato Katalion per passare la notte.
E’ un posto da evitare per i velisti, disseminato di secche: trovare un cerchio col diametro di 20 metri con fondale buono per dare ancora è stato a dir poco ostico. In più non è neppure una baia particolarmente bella.
Comunque adesso che è notte e che è comparso il primo spicchio di luna nuova, ci facciamo cullare dal mare e ci piace.
29/8 Il vento ci porta a Zante e la sua costa orientale ci sfila
davanti lentamente.
E’ un’isola, purtroppo, molto urbanizzata lungo la costa. All’interno ci sono montagne alte e piene di verde, che scemano in colline dolci e ondulate. Qui hanno costruito case e resort per turisti, alcuni anche alti e simili a brutti condomini  per sfruttare malamente un litorale di sabbia lungo quanto tutta l’isola.
Arriviamo a motore nel golfo di Lagana, qui, grazie alle tartarughe che nidificano nelle grandi spiagge, non si è costruito ed è vietata in alcune zone anche la balneazione.
Noi attracchiamo davanti all’isola di Marathonisi che ha la forma di una caretta caretta, la cui coda è un istmo di meravigliosa spiaggia bianca e acqua turchese. A parte questo Zante non mi è piaciuta.
E così ce ne siamo andati prima del tempo, arrivando a Katacolo nel Peloponneso.
Qui c’è un marina comunale in città con acqua, elettricità e docce calde. Una notte costa 15,00 euro.
Il paesino è davvero bello: piccole case, alcune il riva al mare, tutte con il loro curato giardinetto.
Appena arriviamo ci accoglie Joannis, detto Jannis, che ha una bellissima fattoria, vista mare, in cui ci si può anche dormire, che ci vende verdure dell’orto, olio e vino casereccio leggermente liquoroso, ottimo per il cicchetto della buona notte (Jannis: 00302621041079 – info@tsoukalos-rooms.com).
31/8. Il mio compleanno inizia alle 7:00 di mattina con un’ottima colazione offerta da Monica. Alle 8:30 sarebbe dovuto partire il treno per Olympia, ma non è mai arrivato e così ci tocca aspettare il pullman per Pyrgos che parte alle 10:15 e poi qui aspettarne un altro per un’ora e mezzo.
Ma ne è valsa la pena: il sito archeologico è vasto e pieno di storia, ci sono i resti dei tempi di Zeus ed Hera, il Gynnasium, la piscina, alcuni pezzi ben mantenuti di mosaico del V sec. a.c., lo stadio i bagni degli atleti e un’infinità di colonne e capitelli dorici e corinzi. Inoltre visitarlo è piacevole, perché è pressocché deserto e in molti tratti all’ombra di maestosi alberi.
Anche il museo è interessante ci sono almeno tre stanze piene di statue di eroi e divinità perfettamente conservate e poi statuine porcellane e attrezzi vari. Al ritorno per 40,00 euro prendiamo un taxi e riusciamo a rinfrescarci in spiaggia con un bel bagno di acqua cheta e trasparente.
Per fortuna che Katacolo ci piace, perché domani è prevista burrasca e dovremo quasi sicuramente sostare ancora qui.
1/9 La mattina appena svegli la piccola città di Katacolo è in fermento: trenini e carrozze sono pronti, una trentina di pullman e taxi anche, i negozi – ieri chiusi – hanno già esposto le loro variopinte mercanzie. L’arcano è presto svelato: attracca la nave da crociera della MSC per la visita ad Olympia.
Noi ce ne andiamo in spiaggia prendendo ombrelloni e lettini, che qui sono incredibilmente gratuiti. Se si vuole, ma non è necessario, si prende qualcosa da bere al bar.
La notte verso le 3:00 arriva l’attesa burrasca. Il porto è davvero sicuro per fortuna e anche se dormiamo male, tutto va per il meglio.
2/9 Man mano che il temporale si allontana, prende piede in noi l’idea di partire e approfittando di 15 nodi a traverso, veleggiamo verso Kiparyssia.
Mi sento una privilegiata a fare questa vita, sospinta dal vento come una vera viaggiatrice. Scoprire posti, terre e mari di cui nessuno mi ha parlato fino ad ora e disegnare con pochi tratti di penna nuove rotte per chi nel corso degli anni ci vuole raggiungere. In questo modo anche Sogno blu si nutre di nuova linfa ed il lavoro diventa un progetto che si può condividere.
Quello che era solo un sogno sta pian piano prendendo forma e ha in sé la potenzialità di crescere ed espandersi in tutto il Mediterraneo e chissà magari anche oltre.
Per Alfredo un sogno che si avvera, per me un desiderio che vivo senza nemmeno averlo espresso.
L’idea di andare a Kiparyssia col tempo ancora instabile è audace se non azzardata: il portolano parla di un porto oltremodo insicuro, ma data l’ora non abbiamo alternative.
Come si suol dire la fortuna aiuta gli audaci: il porto è stato potenziato con la costruzione di un nuovo molo che ora lo ridossa completamente, rimane giusto un po’ di risacca.
Presenti in banchina acqua ed energia elettrica gratuite!
Inoltre la città alta, sovrastata da un antico castello Franco-Bizantino, abbarbicata sul monte Psikro è vivace e deliziosa.
3/9 Partiamo la mattina presto e ci fermiamo in una baia ad Est dell’isola di Proti. E’ paradisiaca: rocce alte, piene di macchia mediterranea, sovrastate da un monastero bizantino, da poco ristrutturato con il suo giardino ed orto perfettamente curati. L’acqua trasparente è verde smeraldo, piena di pesci, ricci e stelle marine.
A piedi, percorrendo il sentiero del monastero, arriviamo dall’altra parte: rocce scoscese a picco sul mare blu che si frange a riva con violenza. Sembra un paesaggio irlandese.
Si alza un leggero NW e con il gennaker, accompagnati dalla musica dei Ghetonia, puntiamo Pilos a sud del primo dito del Peloponneso. Il vento ci sostiene e decidiamo di continuare e attraccare a Methoni che Rod Heikel dice essere il posto che più preferisce di tutto il Peloponneso Ovest.
Intanto ci sfila davanti l’ingresso della baia di Navarino, costituito da grossi faraglioni, rigorosi come un ponte sul mare con tanto di archi e pilastri di roccia; le montagne dietro sono lussureggianti di verde come tutto il Peloponneso fino ad ora percorso.
Poco dopo a Sud iniziamo a vedere una grande fortezza veneziana, che si allunga come un molo sul mare chiusa da una bizzarra torre turca.
Sono le rovine di Methoni, all’interno delle quali c’è il porticciolo e il paesino di case bianche ben curate e molteplici bar e trattorie che però non ne snaturano l’aria di antico borgo signorile.
4/9 La mattina partiamo presto. C’è un’aria frizzante e delle curiose nubi bianche che si stagliano sul cielo settembrino. Ci fermiamo a fare un bel bagno nella baia di Sapienza a NW dell’omonima isola. Qui l’acqua gesticola con guanti turchesi e smeraldo.
Sulla rotta per Limani, al centro del secondo dito del Peloponneso, il Mani, lo spettacolo è quello di un mare blu sberluccicante di sole, delineato dal profilo di tre isole, trampolino di lancio di una lunga veleggiata con il vento in fil di ruota.
Scorgiamo le montagne del Mani mentre Alfredo legge ad alta voce dal libro che ne porta il nome nel titolo di Patrick Leigh Fermor “E fummo di là nel Mani. Un  subisso di brulli picchi grigi si ergevano precipitando da gole e tortuose altezze, pari o superiori alla nostra; inclinati ad angoli pazzeschi, cadevano così a strapiombo che era impossibile vedere cosa c’era, un mondo più in basso, in fondo al canyon immediatamente sotto di noi. Tranne dove gli spigoli taglienti erano smussati da una frana, le montagne parevano come d’acciaio. Era un luogo morto, astrale, un habitat da draghi. Ogni cosa era immobile. Non un’aquila librata in volo, non un suono, né un segno che esseri umani avessero mai calpestato quei sassi; immensi dirupi rocciosi sembravano sbarrare ogni via di fuga.”.
5/9 Anche oggi ci svegliamo presto e andiamo a visitare le grotte nella baia di Diros. In molte centinaia di migliaia di anni, in questi anfratti anfibi, la terra ha costruito fantastiche stalattiti e stalagmiti, in ogni angolo adornate da cristalli splendenti. Tronchi preistorici di roccia si ergono per 70 metri dall’acqua cristallina. E’ un paesaggio surreale che si insinua sotto terra per 14 km, anche se noi ne visitiamo appena 2 su una piccola barca di legno a remi.
La guida parla delle grotte più belle al mondo ed in effetti sono spettacolari. Ricordano la scena di "Nausica nella Valle del Vento", quando lei viene risucchiata dalle sabbie mobili in un mondo sotterraneo dall’acqua incredibilmente pura.
Anche oggi maciniamo miglia a vela sotto massicci costoni di roccia rugosa alti 300 metri a strapiombo sul mare.
Attraversiamo Capo Grosso, anch’esso brullo e pietroso, col suo faro abbarbicato sulla punta, con 30 nodi di vento.
L’abbattuta di poppa la facciamo mentre sono io al timone. Queste manovre mi causano ancora un po’ di tensione.
Il vento ulula e le onde sono importanti, speriamo che Porto Kayo sia un riparo sicuro.
Non solo lo è ma si è rilevato uno dei posti più belli di questo viaggio! Una gola tra i monti spolverati di macchia, con poche case stile neomaniota; sembrano case del deserto perfettamente camuffate nella roccia. Sono costruite in modo squadrato, simili a dorate torre medioevali, senza verande né balconi, come piccole fortezze a guardia di questa arida terra.
Purtroppo però la ricorderemo come la baia del tender perché dopo l’ancoraggio ci siamo resi conto di averlo perso tra le onde di Capo Grosso.
6/9    Anche l’acqua qui a Kayo è bellissima, di un intenso blu piena di vita: pesci colorati, pinna nobilis, , coccioli ed erbe varipinte.
Nel procedere verso l’isola di Elafonissos, incontriamo un branco di delfini; tre di loro si staccano dal gruppo e vengono a giocare con la prua della barca.
Elafonisos: leggendaria bellezza che ci rimarrà nel cuore; c’è una doppia baia  a sud dell’isola di acqua celeste caraibica, più chiara del fondo di una piscina. Le due baie sono chiuse da un istmo di sabbia bianca. Il resto sono dune, alcune come paesaggi lunari con ciuffi di macchia qua e là e orchidee selvatiche; le altre completamente di sabbia come nel deserto. Ma tutte morbidamente si tuffano in quest’acqua di specchio e turchese. Restiamo a dormire qui con la luna ormai quasi piena e un bel po’ di risacca che ci fa dondolare assai.
7/9 Il Meltemi ci porta di gran lasco a Kithira. Il porto è piccolo e con il vento forte tentiamo tre volte l’ormeggio, prima di disporci all’inglese lungo il pontile piccolo, sapendo che su quello grande ormeggerà il traghetto.
Il villaggio è formato da due baie di sabbia bianchissima che ci ospitano per mangiare, per fare un sonnellino sotto gli alberi e leggere. I colori sono contrastanti e violenti:  vanno dal blu scuro, al verde e al celeste fluorescente. Scioccanti e strabilianti.
Ci innamoriamo della piccola taverna bianca sulla spiaggia, ma anche di alcune case antiche abitate da vecchi lupi di mare,
anch’esse costruite sulle dune.
Dopo cena ci intratteniamo con Robin ed Ester: lui un indiano tedesco e lei svizzera di Zurigo, che hanno ormeggiato a pacchetto su Blue Bone. Fanno la nostra stessa attività su un Comet 45 piedi Tiger of London di un armatore inglese che glielo affida in cambio di manutenzione.
Anche loro imbarcano gli ospiti sempre da porti diversi e quest’anno hanno girato così tutto il Mediterraneo dalle Canarie alle Baleari, poi Corsica, Sardegna, Ischia, Sorrento, Sicilia e tutta la Grecia, la stessa che abbiamo percorso noi.
Sono simpatici e genuini e ci siamo dati appuntamento ad Heraklion.
8/9 Oggi il Melteni dorme e le 15 miglia che ci separano da Antikithira le percorriamo a motore. Ci aspettavamo poco più di uno scoglio disabitato ed invece l’isola è grande, noi entriamo in una gola perfettamente circolare e ormeggiamo in paese. E’ un tipico villaggio dell’Egeo tutto di case in calce bianca e gli infissi celesti e le tipiche chiese bizantine. Nel porticciolo molte variopinte barche da pesca. Noi siamo gli unici diportisti. La gola è di acqua chiara e verde, ricchissima di pesci e granchi azzurri e gialli.
Vediamo passare un gruppo di trampolieri che migrano verso l’Africa e poi ceniamo alla taverna del posto insieme a tutti i pescatori che si danno appuntamento lì per raccontarsi la loro giornata.
Intanto dai monti ad Est sorge la luna piena e Monica resta assorta intonando canti sacri all’astro splendente.
9/9 Dopo una lenta e piacevole  veleggiata ci avviciniamo a Creta. Ci mostra per primo il suo lato nordoccidentale: catene montuose di quasi 1.000 metri a picco sil mare, brulle, selvagge; ricordano il paesaggio delle montagne spagnole dove si nascondeva la Pastora nella guerra civile tra i Partigiani e la Guardia Civil di Franco nel libro che sto leggendo (Dove nessuno ti troverà, di Alicia Gimenèz –
Barlett).
Non una casa, non un faro, né una cappella votiva, solo dure pietre appena spolverate da una leggera vegetazione. Il resto è mare blu intenso e piccoli ciuffi di nubi bianche, tipiche di questo cielo di metà settembre, che fanno da contorno alle cime più alte dei monti cretesi.
Noi puntiamo Gramvousa, un’isola di fronte a Creta che poco si differenzia da uno scoglio, con un ridosso sicuro per passare la notte e – si spera – uno specchio d’acqua per un bel bagno.
In realtà mentre ci avviciniamo alla nostra isola, ci sembra di intravedere nel suo punto più alto un’antica fortificazione. Ma è così o è un’illusione disegnata dalle rocce?
No, c’è proprio un’enorme muraglia con dentro un castello e antiche costruzioni che rendono ancora più affascinante questo avamposto di Creta.
A Monica ricorda un paesaggio della Patagonia, ad Alfredo della Giordania.
A Sud, dove ci ancoriamo noi, c’è una baia di acqua turchese con una bella spiaggia di sabbia e dune ed una distesa di agavi. Gli abitanti dell’isola sembrano essere i falchi che solcano il cielo, anche se ci sono tre case di pietra per altro molto belle.
Nuotando nell’acqua chiara mi ritrovo in mezzo ad un branco di cefali, poi incontro due pesci rossi, un pesce pappagallo e svariate decine di occhiate.
 Il cielo diventa verde petrolio e poi di quella indefinita tinta dell’imbrunire; alcune nuvolette all’improvviso si accendono come candele per scrivere poesie …. è la regina della notte che si sta levando dai monti ancora più grande di ieri, arancione come l’astro che la illumina. Una piccola nube la copre ma lei veloce sguscia sopra l’ostacolo come un palloncino sfuggito alle mani di un bimbo. Così rischiarata questa solenne baia tra i monti cretesi e Gramvousa è un logo potente, magnetico capace di rapirti l’animo e farlo librare in volo come un falco solitario.
10/9
La mattina presto scendiamo a nuoto e compriamo dagli unici abitanti dell’isola un vasetto di miele ai fiori di timo che è una favola e un raki al miele che ci brilla a prima ora.
Il vento inizia a spirare leggero e noi ci incamminiamo prima a motore e poi con il gennaker che ci regale una splendida veleggiata fino a Chania.
Nel tragitto finalmente peschiamo un bel pesce e ne esce fuori una zuppa coi tubetti niente male.
Dopo tanti giorni di rade e piccoli villaggi abituarci agli odori e rumori di una città è difficile.
Il porto si trova in centro, circondato da una fortezza veneziana. La città è bella, ricca di musei e chiese, alcune adibite a musei e gallerie d’arte contemporanea, i palazzi perfettamente restaurati sono in stile veneziano, le vie strette e caratteristiche. Si vedono le successive dominazioni: quella bizantina, poi ottomana, la veneziana e infine quella attuale delle orde turistiche che ne hanno snaturato l’anima riempiendola a dismisura di negozi di souvenir, ristoranti e bar.
Riusciamo a trovare u  ristorante un po’ più appartato, nel centro storico dietro la fortezza veneziana (Portes) e mangiamo assai bene spendendo anche poco.
11/9 Dopo una spesa di verdure e formaggi al mercato coperto partiamo con direzione Est.
La costa è totalmente disabitata con alte e verdi montagne che si tuffano a mare. Poi i dirupi diventano più dolci e infine scemano in basse colline spolverate da piccoli villaggi.

Peschiamo a ripetizione due tonnetti e quando arriviamo nella rada di Bali, dopo il bagno, preparo il sushi, il carpaccio con limone, olio e pepe e poi i tranci scottati con granelle di mandorle.
La cena annaffiata con il rosato di Jannis è la più buona di questo viaggio in barca a vela ed è resa suggestiva dall’alba di luna rossa, che spunta dal mare e ci protegge dalle luci dei villaggi turistici alle nostre spalle.
12/9
Dopo un bagno in una baia con due piccoli lidi esclusivi sugli scogli arriviamo a destinazione: Heraklion, dove forse Alfredo e la Blue Bone sverneranno.

Incontriamo la Tigre di Londra di Ester e Robin che ci ricambiano il favore dell’ormeggio a pacchetto e visitiamo il centro pseudo storico di questa grande città di Creta. Di sicuro non è turistica e le vie pedonali del centro sono tutto sommato carine e piene di vita autentica. I negozi sono quelli necessari e non vendono spazzatura per turisti di passaggio. Ma avremo una settimana per visitarla bene, insieme ai dintorni con le rovine della civiltà micenea a bordo delle nostre bici, mentre Monica se ne vola a Bologna.