sabato 29 giugno 2019

L'incanto delle Montagne

Atterrata a Barcellona, non proseguo come da programma per le Canarie, ma prendo un altro volo per Ginevra. Da qui un treno e poi un pullman vuoto che si inerpica per le montagne.
Mi lascia nell'ultima valle prima dei ghiacciai e a piedi raggiungo uno chalet ai margini del bosco.

Dalla mia stanza si scorgono le due montagne più alte ancora piene di neve ed un ruscello che precipita con balzi e cascatelle nel torrente principale della valle. Tutti i sentieri partono dal suo letto e poi, in direzioni diverse, iniziano a salire.
Scelgo quello che passa per i boschi.
Il cielo è chiaro a Sud e ad Est, mentre da Nord arrivano, ad intervalli regolari, dei giganti grigi e densi. Superato il confine del monte si fermano e  poi, appena ne riconosco la forma e la suggestione che mi danno, come per incanto si dissolvono, lasciando il posto alla successiva nuvola. Sfilano così un bimbo ammalato, un chirurgo che opera, una donna disperata, una mucca che va al macello, un soldato che spara, un neo degenerato, una nave di profughi in avaria, una flebo, un cavallo soggiogato e così via per molto tempo, fino a quando tutto il cielo ritorna chiaro.
Su per il bosco il sentiero si fa stretto e ripido, gli alberi coprono il sole e non fanno crescere piante nel sottobosco.
Mi fermo per riposare e noto qualcosa di innaturale, ma non riesco a mettere a fuoco cosa possa essere. Poi il rumore di un sasso che io stessa ho fatto ruzzolare me lo fa capire: il bosco è
completamente silenzioso! Non s'ode nemmeno un uccello, eppure a valle avevo notato insetti nei prati, fiori di campo, api e farfalle; nelle pozze d'acqua avevo visto nuotare i girini e sentito il gracchiare delle rane .... ma qui non c'è vita.
Mi si raggela  il sangue e me ne vado senza fermarmi fino al prossimo rifugio.
Chiedo a Francoise e Luc, da cui ho affittato una stanza, della storia dei boschi e mi dicono che in passato c'era una grande foresta selvaggia e che quando loro erano bambini era pressocchè intatta. Poi piano piano un pò per aprire pascoli, un pò perchè serviva legna è diventata sempre più rada fino a quando un grosso incendio non l'ha distrutta quasi completamente.
Luc aveva gli occhi lucidi nel raccontarlo e su quelle lacrime che non riuscivano a scendere potevo vedere riflesse le fiamme, il fumo, il terrore e le grida degli uccelli, degli insetti e degli altri animali piccoli e grandi che cercavano disperatamente di salvarsi.
Chissà forse per questo nessuno di loro è ritornato ad abitare il bosco.
Da qui in avanti non posso permettermi molte pause perchè i tratti di cammino sono lunghi e mi muovo che è luce ma il sole non è ancora sorto.
Nel pomeriggio inizia a piovere e sono così stanca che mi fermo sotto la rientranza di una roccia, aspettando che spiova. Ma il tempo peggiora, piove sempre più forte, il cielo è plumbeo e ogni tanto appare viola elettrico prima che il rombo di un fulmine scuota l'aria e il cuore.
E' impensabile muoversi e così mi addormento lì, su un letto di foglie.
Una goccia ghiacciata sul viso mi sveglia. L'aria è rarefatta, è l'ora blu indaco, in cui cielo, monti  e foresta sono avvolti da ciuffi di nebbiolina grigio azzurrognola. Questa volta il canto degli uccelli è una presenza tangibile e rassicurante. Il loro cinguettio e il ronzio degli insetti sono crescenti e mi fanno capire che è il crepuscolo prima dell'alba.
Sto per alzarmi, quando due occhi grandi e fermi, mi inchiodano nella posizione presente. Non mi lasciano libertà di sguardo, al punto che solo quando sono sicuri di avermi immobilizzata, allentano la presa e mi permettono di riconoscere in loro un giovane cervo dal manto rosso. Ruotano e accompagnano il mio sguardo a perdersi in altri occhi languidi: quelli di sua madre. Immensa e bellissima sembra che abbia un sorriso luminoso e dolce, che tutto rischiara. Metto a fuoco i raggi della luna piena che splende sopra di lei. Provo una felicità e una gratitudine immense per aver visto due esseri così speciali. Resto incantata e solo dopo un pò mi accorgo di una terza presenza.
Immobile e austero, come la notte che è ancora presente, avvolto dalla foschia che lo rende ancora più regale, con lo sguardo fisso davanti a sè: un nobile maschio di cervo, fiero e severo, con le corna che superano in altezza il profilo lontano del ghiacciaio. Accenno un movimento della mano e mi guarda di sbieco fulminandomi. Capisco che non mi è concesso disturbare nemmeno con il respiro.
Tutti e tre ora guardano davanti a loro, tra cespugli intricati e alberi fitti. Non so quanto tempo passa così. Le mie gambe sono ormai addormentate e non le sento più, non sento più nulla nemmeno il sussurrare dei pensieri. E così quando la boscaglia si muove e bruisce non sento nemmeno la paura.
Il cervo accenna un movimento del capo, lanciando rugiada alla luna, poi silenzio di fantasmi, l'aria è immobile e all'improvviso vibra di un suono profondo come un ruglito, gutturale e doloroso.
I tre sono immobili e non badano più a me. Il bosco si apre fragorosamente e una pelliccia nera si trascina fino ad una pozza d'acqua per bere.
Forse un bracconiere l'ha ferita a morte, ma lei lotta per uno scopo che è più grande della sua vita affidandosi ai tre cervi che la sostengono da lontano.
Il cielo piange con goccioloni di rugiada, ma non c'è tristezza piuttosto incanto. Chiudo gli occhi per non essere vista e quando li riapro il sole è sorto, davanti a me non c'è più nessuno ma la pozza d'acqua è rimasta rossa di sangue. Guardo in alto come per cercare l'animale: il cielo si è fatto tutto rosa e viola dei colori dell'alba e dai due monti guardiani un doppio arcobaleno mi fa sperare che comunque sia abbia trionfato la vita.

venerdì 24 maggio 2019

Si prospetta una navigazione difficile!


E  che dire di questo viaggio via terra tra le strade di sempre?

L’approdo è direttamente in Tribunale: un’intera giornata ad aspettare di capire chi è il nuovo giudice, per chiudere il verbale con un ennesimo inutile rinvio. La 10 ultima udienza di una causa iniziata quando ero trentenne e ci credevo ancora!

Poi le votazioni: una passerella di manichini che proclamano un cambiamento.
Ancora cambiamento! A furia di passare dalla pentola alla brace, finiremo nella brexit anche noi.

Cerco di seguire i dibattiti. 
Ma poi alla fine pagare o non pagare l’ingresso nelle chiese, tagliare l’erba al Coni, nelle periferie o nelle marine,  aprire la facoltà di medicina o avviare i giochi del mediterraneo che idea nuova sottenderà?
L’idea più carina mi sembra IO (voto) ROLLO MARIA. Per fortuna non è salviniana, né annibaliana, né a’matriciana.
Ma sì tanto siamo tutti contenti perché il Lecce è di nuovo in Serie A. Tutti compatti in piazza coi fumogeni, senza cariche e manganelli, tutti amici tutti fratelli.
Possiamo chiudere tutto, confini, porti, cuori …. basta che lasciano aperti gli stadi  … se no lì sì è rivoluzione per davvero.
E nel resto dell’Europa? In molti vogliono riavere le loro monete, le destre più o meno silenti aumentano, le sinistre sempre a giocare a fare i comunisti. Le donne sempre più relegate a quote rosa, sempre più vilipese e massacrate, come del resto l’ambiente.
Nemmeno l’auto combustione di Nostra Signora, nel cuore della Francia, chiaro segno d’avvertimento che si è passato ogni limite, è stata presa in debito conto.

Signore e signori siamo oltre il 90 minuto e STIAMO PERDENDO!

L’impero sta crollando! Le macerie di cristallo piombano negli oceani e creano tsunami di bit e bot e bum!
Sarà una navigazione difficile se continua così e ci saranno molti naufraghi e rischeremo pure salate multe per salvarli!
Ma li salveremo e se i porti saranno chiusi continueremo a navigare, bevendo pioggia e mangiando pesci pieni di plastica.
Per fortuna ci sono gli amici di sempre che vedere è come bere birra ghiacciata dopo una corsa nel deserto.
E poi ci sono gli anziani  nonni i genitori gli zii che conservano l’amore incondizionato e la tenerezza di un bambino.
E ci sono loro i bambini che sanno giocare a pallavolo senza pallone, volare a New York senza aereo e giurare amore eterno a 7 anni.
E separarmi da loro è sempre molto dura, anche perché la terra li attanaglia e non riescono proprio a venirmi a trovare.
Peccato! Non è lo stesso tornare da soli in Paradiso!

domenica 5 maggio 2019

Una veleggiata indimenticabile

Antigues è già partita, Alfredo si prepara a lasciare il porto con spring e cime a doppino.

Io devo accendere il computer, perchè è arrivata la risposta della controparte ad una questione di lavoro.

Alfredo è pronto, mi chiama per partire prima che si alzi il vento, ma io sono da tutt'altra parte: 

- L'avverario ha esagerato, ha tirato troppo la corda, ha cambiato i termini del contratto, gli dico.
- L'accordo salta. Io non me la sento di partire!

Alfredo cerca di farmi ragionare: 
- Restare in questo porto di fortuna con 30 nodi di vento non è il caso. Non puoi lavorarci domani su questo caso?

Mi prendo mezz'ora per raccogliere le idee. Sento un fuoco dentro che ribolle e come un disco rotto ripeto che l'accordo salta e che bisogna impugnare il contratto originario subito!

Il mio cliente, al telefono, trema e inizia a portarmi nei suoi ragionamenti infiniti e tortuosi, che generalmente mi fanno perdere la rotta.
Questa volta però devo partire, e subito: il comandante scalpita.

Chiudo la telefonata. Riprendo il mio punto di vista e scrivo solamente  il testo secco di una PEC: dettiamo le ultime possibili condizioni per una trattativa, poi si vedrà.


E così salpiamo.

Alfredo si era preparato a partire da solo, esagerando con i doppini,  sono distratta e le cime da recuperare sono  troppe. Per partire in sicurezza alla fine siamo costretti ad  abbandonarne una.

Il vento è giusto, il mare calmo, ma non riesco a rilassarmi.

Il capitano continua a sottolineare la bellezza dei colori, la perfezione del vento per le vele. Io resto assente rapita da foschi pensieri di battaglie legali.
Non riesco nemmeno a vedere il profilo dell'isola che mi scorre davanti.

Squilla il telefono, e' mio padre : le sue parole sono una doccia fredda che resetta tutto:

- Vale. Il tuo amico e collega A.  ha avuto un'ischemia celebrale! Dovrebbe essere fuori pericolo!

Segue un istante infinito e vuoto.

Poi lentamente riaffiorano i colori, l'isola è quasi finita, davanti a noi solo mare, dietro le dune di sabbia brillano illuminate dal sole, contrastando con le rocce rosso scuro delle montagne.

Chiamo A., ma non squilla perchè il telefono è già completamente senza rete.

Mi dice che è fortunato a poterla raccontare, che non ne vale proprio la pena di preoccuparsi così tanto per il lavoro e che ho fatto bene ad andarmene lontano in barca a vela.

Lo invito a venire qui non appena uscito dall'ospedale ma  lui arriva  subito e iniziamo a goderci una veleggiata indimenticabile.

Alfredo arma e disarma prima il genoa poi il cutter. Li prova insieme e separati, con la massima invelatura e con diversi livelli di riduzione.

Poi inizia a testare la randa: la cazza, la scarrella, tesa meglio la base, alla fine mette una mano di terzaroli.

Quando il frazionamento delle vele rispetto al vento è tale da eliminare la straorza, il sole è alto, lui passa al timone ed io mi cerco un posto per godermi il sole.

A poppa sventola la bandiera belga e Gyziana ci porta alla via così, senza parole, senza pensieri, puntando il profilo della Isleta che inizia ad emergere all'orizzonte sopra la foschia.


mercoledì 24 aprile 2019

Racconti di giramondi, di isole e di segreti.

C'è una finestra di soli tre giorni prima che l'Aliseo torni a soffiare a 30 nodi.

Due li usiamo per rilassarci a Fuerteventura insieme agli amici di Antigues, un Amel che ha attraversato più volte l'Altantico.
  
Ormeggiamo le nostre barche in un marina abbandonato, frequentato solo da  anziani pescatori del posto.

  

L'acqua è trasparente. Vediamo due razze che rincorrono un branco di piccoli pesci, che si aprono e poi ricompattano, per sfuggire ai loro alati inseguitori. Altre presenze non ce ne sono a parte le raffiche di vento catabatico.

Stiamo bene in questo porto da "Marinai perduti".

La colazione si dilata come il tempo su Antigues,  dove Giuseppe e Cristina preparano caffè e the,  mentre i loro ospiti, Carmine e Marcella, ci raccontano delle loro cinque vite in giro per il mondo.

A 38 anni partono in barca a vela da Napoli con un bimbo di due.

Dopo aver attraversato due Oceani, anzicchè completare il giro del mondo, si fermano in Nuova Zelanda.

Qui mentre il gioco preferito di loro figlio è farsi inseguire dagli squali, creano una società, che li porta a trasferirsi a Singapore e a realizzare una discreta fortuna, che ora si godono ancora 50 enni, in un lussuoso catamarano.

Sarà l’accento napoletano, ma Carmine mi ricorda il mio avversario in una situazione di crisi aziendale provocata dalla brusca interruzione  di una licenza d’uso di un marchio.  Perché anche se sono in questo posto magnifico nel qui ed ora, il mio lavoro comunque mi riporta alle terraiole dinamiche giudiziarie.

- Lo poteva fare? mi chiede Carmine
- Si, dico io.
- E allora? fa lui alzando le spalle.


Ma a me luccicano gli occhi, perché mi attizza l’idea di vincere la sfida col mio avversario, soprattutto ora che vedo incarnata davanti a me la ragione del vincere .

Torno alla colazione  che nel frattempo  diventa un pranzo, il pranzo un caffè  nel paesino, il caffè un tuffo nel mare ghiacciato, limpido e turchese.


Ci asciughiamo in una spiaggia di dune assolata che sfuma in una passeggiata con altri racconti fino al tramonto.

L'isola ha una sola strada asfaltata che da Morro Hable arriva al capoluogo. La percorriamo tutta fino al deserto di dune.  Attraversa montagne brulle e colline di sabbia abitate da capre selvatiche  che riescono a brucare quel poco di erba che cresce nel deserto.

Ogni tanto la strada torna a costeggiare il mare.
Sono 100 km di costa e spiagge immense: a Sud ridossate dal vento e buone per gli ormeggi, a Nord invece paradisiache per i serfisti. I villaggi niente di chè: villette per turisti costruite dalla  'ndrangheta calabrese e qualche sparuta casa colonica.

Per andare dall'altra parte dell'isola e concludere le due giornate con un tramonto sul mare c'è solo una "carettera", non asfaltata e piena di curve polverose a strapiombo sull'Oceano.

Ci fermiamo nel punto in cui alle nostre spalle si vedono solo le montagne e davanti la coda dell'isola, che termina in mare con un faro solitario.


Qui, attendendo il raggio verde, con Cristina e Giuseppe parliamo sottovoce, per non farci sentire dalla piccola Martina, come se i segreti non urlassero ancora più forte al cuore di una bimba!


Ci raccontiamo  delle nostre ferite, delle debolezze, malattie e altri piccoli disastri, che sono stati il vero vento Maestro che ci ha portato fin qui solcando i mari esterni ed interni, a vivere su una barca a vela, ai confini dell'Europa ma sempre in viaggio come nomadi alla ricerca di sè stessi.


Contattaci per viaggaire con noi

Queste le prossime rotte

sabato 6 aprile 2019

Navigazioni notturne pericolose


Ho così tanta adrenalina in corpo, che nonostante la stanchezza non riesco ancora a dormire.

Partiti all'alba da Gran Canaria abbiamo cavalcato  onde oceaniche di quattro e cinque metri, con la nostra casa navigante, fino al tramonto.

L'Aliseo è stato costante, gonfiando le vele con i suoi 20-25 nodi.

C'è stato il sole, ma ogni tanto qualche groppo ha oscurato il cielo, le raffiche anche di 30 nodi hanno tentato di portarci alla straorza e qualche onda è arrivata fino al pozzetto.
Eppure non avrei voluto essere in nessun altro posto se non qui su Gyziana.

Non mi sono sentita mai in pericolo e la mia mente è stata libera e fusa con l'orizzonte.

Con la vecchia amata Blue Bone quando c'era mare e improvvise straorze spesso mi agitavo.

Oggi invece mi sono sentita proprio come questa goletta oceanica di alluminio: forte e piena di esperienza.

Non credevo che avrei mai provato la sensazione della sicurezza in me! In mare poi, men che meno!

Arrivati avanti a Fuerteventura c'era come un'isola minore in mezzo al mare.

Le carte nautiche indicavano bassi fondali e zona pericolosa .... ma noi vedevamo un'isola. Un'isola che le carte non segnano!
Solo nei romanzi accade ancora.

Ma quello che avevamo davanti era ancora più sorprendente di un'isola sconosciuta.

Era una zona di onde immense, dovute all'improvviso alzarsi del fondale. Erano enormi e si frangevano in alto mare come se ci fosse lì una spiaggia invisibile.

Ovviamente ce ne siamo tenuti a distanza di sicurezza.

Nemmeno quei demoni d'acqua mi hanno fatto paura. Anzi erano stupendi, di verde smeraldo e spuma di mare, in contrasto con l'Oceano nero.

Ora invece incapace di dormire, mi faccio tentare da altre navigazioni, queste sì angoscianti e paurose.

Come è possibile saper cavalcare le onde dell'Oceano, con la leggerezza di un delfino e poi affondare nelle navigazioni on line?

Passo da un post all'altro di facebook, sperando che mi venga il sonno, e leggo: "Il mio nuovo Studio!" e poi la foto della Blue Bone e il nuovo proprietario della nostra prima barca col suo computer, nella dinette. Non ha senso, però io mi sento derubata nell'anima, mi manca l'aria, non riesco a navigare oltre.

E così lo devo ammettere: so cavalcare le onde dell'Oceano, so spingermi fino alla fine delle terre conosciute, ma mi faccio intrappolare dalla maledetta  rete, proprio come un delfino che annega nella tonnara.

Fanculo pescatori!

martedì 26 marzo 2019

La danza acrobatica dei delfini 🐬

 



Ma come fanno i delfini a rispondere ai richiami dell’animo umano? Ogni volta che l’anima fa un guizzo loro le corrispondono!

domenica 24 marzo 2019

All'Improvviso le Canarie


All'improvviso davanti a me si staglia sull'orizzonte l'enorme capezzolo bianco di una montagna di 4.000 metri, la intravedo dalle fronde di un grande bosco e la inseguo perdendomi in una riserva di biosfera.
Poi il sentiero s'interrompe, gli uccelli smettono di cantare, scende un silenzio assoluto, assordante, sotto di me c'è uno strambiombo, avanti l'infinito ..... Mi dico:

"Questo è l'Oceano, questo è l'Ignoto ed io mi butto!"

E' solo un sogno ma la sensazione che mi lascia al risveglio l'essermi buttata nel vuoto è stupefacente: di pace ma senza ancoraggi, senza nessun riferimento di tempo e di spazio.

E resto ancora più sbalordita quando scopro che Artenara esiste veramente: è un luogo arroccato tra i crateri di Gran Canaria, nel mezzo di una foresta che si affaccia ad Ovest sul Pico della Teide. Questo è il vulcano di Tenerife, l'ho visto da qui e ci sono salita fin quasi in cima.
Sembra di camminare su un altro pianeta e da lì si vede l'intera galassia delle isole Canarie.

Lontana, persa nell'Atlantico, alla deriva verso i Caraibi c'è La Palma con la sua foresta pluviale, la seguono El Hierro e La Gomera verdissime e selvagge.

Tenerife è la suprema, nel punto centrale, costellata di centri di meditazione e di yoga, che si puntellano lì dove l'energia degli elementi si concentra maggiormente, prima di essere dissolta nell'etere.
Il Vulcano è ancora vivo, la Terra è fertile, l'Acqua è pacifica a Sud-Est ed è irata a Nord-Ovest, il Vento è costante, apparentemente ha un solo nome: Aliseo, una sorta di motore per traghettarti dall'altra parte del mondo, ma vivendo qui accanto a lui impari a conoscerne e sfruttarne le moltplici sfumature e direzioni.



Davanti al Pico a Est si staglia il Roque Nublo, sembra un meteorite caduto milioni di anni fa, potente come un Vajra, punta sulla piana frastagliata da grotte terrestri, in cui si sentono ancora  le voci delle genti
"primitive", immense culture pacifiche ed evolute, matrilenari che vivevano qui in armonia con la Natura prima dei dominatori spagnoli.

Puerto de Las Nieves, spolverato di case bianche come un paesino delle cicladi, quasi lo tocchi per quanto è vicino. Da lì parte una strada a strapiombo sul mare, incastonata sulle rocce negre, davanti ai più bei tramonti di Gran Canaria.
In una delle baie lì sotto ho fatto il primo bagno nell'Atlantico. Non è
freddo come mi avevano detto.
Le onde a vederle fanno paura, ma poi impari ad entrare sfruttando la lunga pausa tra l'una e l'altra e una volta che sei dentro non le senti più, ti rilassi e puoi nuotare come se fossi in mediterraneo.

L'Oceano è vivo e poderoso anche quando scegli una baia senza onde, con acqua trasparente e cristallina, come qualla di Agaete: dopo una bellissima nuotata, mi  fermo su uno scoglio comodo come una poltrona, vicino alla riva, con le gambe nell'acqua e il sole dorato delle ultime ore che scalda ma non acceca, leggo un libro e poi d'un tratto  avverto come un respiro fondo, come un suono che viene da dentro. Non ci sono onde ma avverto un forte movimento dell'acqua. E' un attimo e la Marea già inizia ad isolarmi dalla spiaggia. Però l'ho sentita e riconosciuta subito, come se fossi vissuta qui da anni. Non mi ha sorpreso! Mi ha avvisato in tempo per ritornare sulla riva e portare più in là vestiti e cellulare, prima che l'acqua li raggiungesse.

E quanta vita c'è nell'oceano: patelle, ricci, e pesci di ogni tipo. Veleggiando sia a Gran Canaria che nel tratto tra quest'sola e Tenerife ci hanno sempre accompagnato i delfini, abbiamo visto tonni saltare e altri pesci ancora a noi sconosciuti. Ci hanno detto che si vedono spesso anche le balene, ma non è capitato, per ora.

A Est di Gran Canaria lo sguardo si perde verso mamma Africa, il Marocco subsariano.
Non riesci a vederlo ma la sua sabbia è portata qui dal vento inesorabilmente. La chiamano Calima.
Lungo le coste del Sud di Gran Canaria e per tutta Fuerteventura il deserto forma immense dune di sabbia dorata, che si dissolvono in un mare celeste, chiaro e calmo.
Le passeggiate sono di chilometri e le nuotate lungo la costa possono essere infinite.

Lanzarote è la più vicina al continente e si raggiunge con un volo diretto anche dalla Puglia le sue baie sono a volte scure e vulcaniche a volte dorate e sabbiose. E'  ricca di ridossi.
Ma di quest'isola ancora ne abbiamo solo sentito parlare così come delle più lontane, intraviste dalla punta del Vulcano e sognate dal  pontile di Las Palmas, durante i lavori invernali per personalizzare la nuova barca.

E' una goletta (più corretto dire schooner ) di alluminio con due alberi,  interamente inTek e Mogano gli interni, selvaggia e forte fuori,  aristocratica e comoda dentro.
E' stato amore a prima vista!
Ha due anime: quella forte, rude e coraggiosa, anche un pò figlia di puttana che con il nome di Saravà ha solcato molti mari, mercanteggiando  opere d'arte e diamanti, e quella sottile e immaginifica che con il nome di Ocabianca si è preparata per anni a diventare la casa dei sogni di una coppia innamorata che avrebbe dovuto compiere il giro del mondo.

Con noi cambia ancora una volta nome, cambia bandiera e inizia con questa prima pagina le sue avventure.